Architettura e Design Arte Arti Visive

Labirinti green. Intricate geometrie di verdi mura.

Daedalus ingenio fabrae celeberrimus artis

ponit opus turbatque notas et lumina flexu

ducit in errorem variarum ambage viarum.

… ita Daedalus inplet

innumeras errore vias vixque ipse reverti

ad limen potuit: tanta est fallacia tecti.

quo postquam geminam tauri iuvenisque figuram

clausit et Actaeo bis pastum sanguine monstrum

tertia sors annis domuit repetita novenis

 

Questa costruzione fu opera di Dedalo,

famosissimo per il suo ingegno di architetto.

Egli l’attuò togliendo in essa ogni elemento

che servisse ad orientarsi e ingannando l’occhio

con l’avvilupparsi misterioso di molte strade. …

così Dedalo ingarbugliò innumerevoli strade

e a stento ritrovò egli stesso la via d’uscita:

tanto era difficile orientarsi in quella costruzione.

Lì fu rinchiuso un mostro mezzo toro e mezzo ragazzo,

che per ben due volte si nutrì del sangue di giovani Ateniesi

Ovidio, Le Metamorfosi, libro VIII (vv. 159-161, 166-171)[1]

 

 

Le origini del dedalo (evidente caso di metonimia che ha attribuito all’ingegnoso architetto greco fama nel corso dei secoli) e dei significati ad esso associati si perdono nel mito.

Tutto nasce a Creta nel II sec. a. C., quando l’uomo decide di tributare il labirinto di Cnosso alla dea dei serpenti, che in virtù della loro natura simboleggiano il contatto diretto con la Madre Terra e le cui curve sinuose dei loro movimenti ricordano quelle di un percorso labirintico appunto. L’edificio è simbolo di riti misterici; la sua forma è carica di significato, ovvero simboleggia la vita stessa, è metafora dell’uomo in costante crescita verso la conoscenza.

La stessa origine etimologica del termine λabύρινθος, ou, ὁ è legata alla sfera del mito, anche in virtù della somiglianza con la radice del termine λάβρυς, l’ascia bipenne che ricorda sia le corna del toro sia le strade che si biforcano.

 

Sentieri dedalo-pavimentali abbelliscono importanti chiese e cattedrali (la Chiesa di San Michele maggiore a Pavia, la Chiesa di Santa Maria in Aquiro a Roma, la cattedrale di Chartres).

Maurits C. Escher attribuisce al dedalo un’accezione onirica, scardinando le leggi del sopra e del sotto e rappresentando contemporaneamente diversi punti di vista nei suoi lavori “antifisici”.

M. C. Escher, Relatività, 1953

 

M. C. Escher, Treppenhaus, 1951

Keith Haring si serve di un groviglio di omini “ludici” per creare tortuose strade che danno forma ad un cuore labirintico.

Keith Haring, Heart, anni ’80

 

Keith Haring, The Labyrinth, 1989

Se si pensa a pellicole quali “Alice nel paese delle meraviglie”, “Metropolis”, “The Matrix”, “Shining”, il dedalo rappresenta un motivo tematico di forte impatto e incisività.

Nel thriller-horror surreale di Stanley Kubrick del 1980 (basato sull’omonimo romanzo di Stephen King del 1977), l’Overlook Hotel, i suoi corridoi, la psiche del protagonista Jack Torrance sono labirintici. Viene analizzata la matrice originaria e violenta del dedalo, il protagonista è un moderno Minotauro, che cerca di uccidere moglie e figlio.

Scena del film “Shining” di S. Kubrick

Un cambio di prospettiva lo si avverte nel labirintico videogame bidimensionale Pac Man, arcade da sala prodotto a partire dagli anni ’80, nel quale la fagocitante sfera gialla è la versione ludica di Teseo.

Pac Man game

 

Le intricate geometrie dedaliche si sono ben prestate a ricreare spazi esterni legati allo scopo ricreativo, del gioco del perdersi per poi ritrovarsi.

Nel ‘600 e nel ‘700 si costruiscono grandi labirinti verdi. Queste perle floreali simboleggiano la consapevolezza di un mondo nuovo ed incerto all’interno del quale l’uomo avanza nel suo cammino, fatto di scelte e prove da superare, per giungere alla coscienza di sé.

Il giardino monumentale di Villa Brbarigo, a Valsanzibio, nelle campagne padovane, ospita un immenso labirinto. Sette – come i peccati capitali – sono i possibili percorsi per arrivare alla torretta centrale, all’inizio dei quali le siepi di bosso che lo costituiscono permettono di allungare lo sguardo, prima di essere sovrastati dalla loro altezza crescente e disorientante.

Labirinto giardino Villa Barbarigo, Valsanzibio

 

Labirinto Villa Barbarigo, Valsanzibio

Ricostruito seguendo scrupolosamente il disegno settecentesco ritrovato negli archivi, il labirinto del castello Masino, che sovrasta la piana del Canavese, è uno dei “rompicapi” arborei più grandi d’Italia.

Labirinto Castello di Masino

Teatrale è l’atmosfera che domina l’ingarbugliato intreccio di siepi di bosso del giardino della veneta Villa Pisani. Facilmente si può immaginare la presenza della dama che sulla torre centrale, col volto mascherato, aspettava il suo cavaliere, che ne avrebbe svelato la misteriosa identità. L’effetto della sorpresa esprimeva il desiderio inconscio del perdersi per poi ritrovarsi.

Labirinto Villa Pisani

Il labirinto del Minotauro del castello di San Pelagio cita il mitologico dedalo di Cnosso, legato al mito di Icaro e alla storia del volo umano (leit motiv dello stesso castello) e ricorda al contempo i maliziosi ed intricati percorsi delle ville venete, scenari di svaghi amorosi.

Labirinto Villa San Pelagio

L’intraprendenza dell’editore e collezionista Franco Maria Ricci è stata la premessa essenziale per costruire il più grande labirinto di bambù del mondo. Nella campagna parmense, a Fontanellato, a partire dal 2004 è stato “coltivato” il Labirinto della Masone.

Rappresentazione dell’accumulo che tradizionalmente costituiva la ragione stessa delle Wunderkammer tedesche, il giardino del castello di Trauttmansdorff, nella provincia di Bolzano, ospita un labirinto dalle forme morbide e ingentilite.

Poco distante da Merano, c’è il Labirinto Kränzel, composto di alberelli di vite.

Giardino del Castello di Trauttmansdorff

 

Labirinto del Castello di Trauttmansdorff

 

Labirinto Kränzel

Numerose geometrie ludiche, da percorrere in rigoroso silenzio solitario oppure in vivace compagnia riportando in vita la moda del gioco delle identità celate, impreziosiscono i giardini di nobili residenze e vasti spazi verdi tutti italiani.

A voi lettori, dunque, l’invito a visitarne alcuni di quelli sopracitati (se ancora non lo avete fatto) o a scoprirne di nuovi, arricchendo questa breve ma stimolante lista di luoghi green per ritrovare sé stessi o semplicemente per sollevare lo spirito.

 

 

Riferimenti bibliografici

Fratus T., “L’Italia è un giardino, Bari-Roma 2016

Sambo M.M., “Labirinti. Da Cnosso ai videogames”, Roma 2004

[1] Publio Ovidio Nasone, Le Metamorfosi¸ traduzione di Giovanna Faranda Villa, Milano 2007

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    By: Paola Baldassarre

    Nome: Paola Baldassarre
    Studi: Lettere classiche ed Italianistica e Scienze linguistiche presso l’Università di Bologna
    Descrizione: l’indecisione è il mio forte, per le scelte importanti infatti mi sono sempre affidata ai responsi della Pizia di Delfi. Sulla carta dovrei essere un’insegnante, ma una parte di me sente di avere una pronunciata vena artistica, che rivendica il suo spazio e la sua attenzione. Mi piace viaggiare, cucinare e mangiar bene, ascoltare musica, vedere film, cucire e dare sfogo alla mia creatività, fare giardinaggio…il dolce far nulla mi distrugge.

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