Cinema

The Sopranos’ dream: riscoperta di una visione antropologica della quotidianità criminale

La corrente cinematografica del gangster, inaugurata nel 1932 da Howard Hawks e dal suo Scarface, è riuscita a trovare la sua più compiuta realizzazione televisiva nella serie The Sopranos, produzione originale di David Chase per la HBO, trasmessa in onda per la prima volta nel 1997. Un debutto fondamentale per l’inaugurazione ufficiale dell’età d’oro delle serie televisive.

Dedicata alla vita del mafioso italo-americano Tony Soprano, la serie cela dietro la rappresentazione degli stereotipi tipici del gangster, una profonda critica mossa da Chase nei confronti di una società degradata che, tramite il lento processo di degenerazione dei sani principi, cerca di rinnegare la propria evidente fragilità.

Il grande fascino dei Sopranos consiste nella scelta di focalizzare la narrazione su una visione antropologica del mondo della criminalità: una scelta fondamentale già compiuta da Scorsese in Goodfellas, dedicato all’analisi dei malavitosi nella veste di “piccoli operai del crimine”. Una scelta coraggiosa che portò ad una contaminazione del gangster ad opera di generi più complessi come il dramma e il realismo, capaci di condurre le fila della narrazione verso un tono sofferente e al tempo stesso cupamente umoristico.

Sullo sfondo di una corsa alla conquista dell’american dream, filtrato attraverso la maschera della mafia portatrice dell’illusoria cultura del tutto e subito, si staglia la vita di un mondo di finzione popolato da personaggi paradossalmente realistici ed ossessionati da un senso di profonda insoddisfazione. Un sentimento mortifero da cui scaturisce un’altra ossessione: il desiderio di superare le debolezze e gli ostacoli del proprio io, che sfocia inevitabilmente nella voglia di sopraffare il prossimo e nella scelta dell’autodistruzione come unica via di fuga da una vita in cui risulta impossibile riuscire a trovare un equilibrio.

Sulla scia di queste riflessioni si inserisce nel racconto anche una fondamentale componente di matrice psicoanalitica: afflitto da costanti attacchi di panico, che mettono a rischio la sua credibilità di boss della malavita, Tony decide di recarsi da una psicoanalista, la dottoressa Melfi, con la quale intreccia un ambiguo rapporto di odio et amo, all’insegna della riluttante riscoperta di un’infanzia segnata dalla violenza e da un rapporto problematico con la figura materna. Inizia così un “percorso di guarigione”, colpevole nel portare alla luce il doloroso contrasto tra chi siamo e chi vorremmo essere.

La dimensione psicoanalitica giustifica, ovviamente, l’incursione nei meandri del mondo onirico: si tratta quasi sempre di sequenze cariche di grandi significati, che celano al loro interno enigmatiche rivelazioni relative alla vita di Tony e alla giustificazione delle sue azioni nel mondo reale. Sequenze altamente suggestive in grado di imprimersi nella mente dei telespettatori soprattutto grazie all’utilizzo di una colonna sonora studiata nei minimi dettagli, pronta ad emozionare, colpire e suggestionare.

The Sopranos si staglia così come portavoce di un’operazione molto più complessa e profonda della semplice parodia: la narrazione di ostacoli e difficoltà quotidiane e l’attaccamento quasi morboso alla rappresentazione di realistici e problematici rapporti familiari e non, riescono a portare alla luce il lato nevrotico e maldestro della malavita, instillando nello spettatore un sentimento misto di attrazione e repulsione.

Un sentimento che si associa in particolar modo all’enigmatico Tony, accompagnato da un atteggiamento perfettamente bilanciato che porta all’alternanza di scatti d’ira e momenti di profonda depressione: un uomo tormentato pienamente consapevole del fallimento dell’ideologia malavitosa e dei suoi intramontabili preconcetti nei confronti di importanti tematiche come il razzismo, l’omosessualità e l’eccesso nell’uso delle droghe.

Uno show composto di sei intensi atti che affronta con serietà le contraddizioni della criminalità e che ha per protagonista un anti-eroe ricco di contrasti e di sfumature, costantemente accompagnato da una difficoltà di comunicazione con i membri della propria famiglia. Una serie ampiamente dedicata alla rappresentazione di ambigue relazioni umane, che si conclude proprio nel segno dell’ambiguità e dell’atipicità, immergendo lo spettatore in un’atmosfera di incertezza riguardo la speranza che una vita di violenze possa concludersi nel rispetto della pace.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*